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| 23 giugno 1999 |
| CAMPI ELETTROMAGNETICI |
| Non ci sono ancora certezze
scientifiche per valutazione del rischio per le persone |
| Nelle società preindustriali,
o almeno fino a qualche decennio fa, le principali fonti di magnetismo erano quello
terrestre e le radiazioni solari; successivamente, con la costruzione di elettrodotti e di
antenne, con l'utilizzo massiccio e costante di televisori, telefoni cellulari, computer
ecc. le radiazioni non ionizzanti sono aumentate fino a doverle considerare pericolose per
la salute. |
| Attualmente è riconosciuto
come probabile l'associazione di inquinamento elettromagnetico e danno alla
persona ma non si hanno ancora sufficienti certezze scientifiche per valutare il livello
di rischio. |
| L'incertezza nel campo
scientifico si ripercuote in quello legislativo dove le norme per disciplinare tale
rischio sono frammentarie e insufficienti. Nella stessa premessa del D.M. 391/98
l'Istituto Superiore di Sanità, pur condividendo l'esigenza di una politica cautelativa
che individui obiettivi di qualità anche al di la' dell'adozione di limiti di esposizione
mirati alla tutela degli effetti acuti, sono state manifestate perplessità, in
considerazione dell'attuale stato di conoscenza scientifica, nei riguardi dell'adozione di
misure più restrittive specifiche per l'esposizione a campi modulati in ampiezza. |
| Dal 2 gennaio 1999 è in vigore
il decreto 381/98 che contiene le norme per determinare i tetti di radiofrequenze
compatibili con la salute umana e fissa i valori limite di esposizione della popolazione
ai campi elettromagnetici connessi al funzionamento ed all'esercizio dei sistemi fissi
delle telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa
fra 100 kHz e 300 GHz. I limiti di esposizione non si applicano ai lavoratori esposti per
ragioni professionali. |
| Fermi restando i limiti
dell'articolo 3 del Decreto, la progettazione e la realizzazione dei sistemi fissi delle
telecomunicazioni e radiotelevisivi operanti nell'intervallo di frequenza compresa fra 100
kHz e 300 GHz e l'adeguamento di quelle preesistenti, deve avvenire in modo da produrre i
valori di campo elettromagnetico piu' bassi possibile, compatibilmente con la qualita' del
servizio svolto dal sistema stesso al fine di minimizzare l'esposizione della popolazione.
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| In corrispondenza di edifici
frequentati per più di 4 ore non devono essere superati i seguenti valori,
indipendentemente dalla frequenza, mediati su un'area equivalente alla sezione verticale
del corpo umano e su qualsiasi intervallo di sei minuti: 6 V/m per il campo elettrico,
0,016 A/m per il campo magnetico intesi come valori efficaci e, per frequenze comprese tra
3 Mhz e 300 GHz, 0,10 W/m(elevato a)2 per la densita' di potenza dell'onda piana
equivalente. |
| Nelle zone abitative o sedi di
attivita' lavorativa per lavoratori non professionalmente esposti o nelle zone comunque
accessibili alla popolazione ove sono superati i limiti fissati dall'art.3 dall'articolo
4, comma 2, del ddecreto, devono essere attuate azioni di risanamento a carico dei
titolari degli impianti. Le modalita' ed i tempi di esecuzione per le azioni di
risanamento sono prescritte dalle regioni e province autonome. |
| Il decreto non consente di
fissare le sazioni per le le quali bisogna attendere l'emanazione della legge quadro del
governo sull'inquinamento elettromagnetico. |
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