| 14 maggio
2005 |
| RIFIUTI
ELETTRICI ED ELETTRONICI |
| Approvato
in prima lettura dal Consiglio dei Ministri un decreto legislativi
che recepisce tre dirette comunitarie sui rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche. |
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Il Consiglio dei Ministri
del 13 maggio ha approvato in prima lettura (dovrà ora passare al
vaglio della Conferenza Stato-Regioni e delle Commissioni
parlamentari) un decreto legislativo che recepisce tre direttive
comunitarie (2002/95/CE, 2002/96/CE, 2003/108/CE) sui rifiuti di
apparecchiature elettriche ed elettroniche e sulle restrizioni d'uso
in queste apparecchiature di determinate sostanza pericolose.
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Il provvedimento, ha dichiarato il
Ministro dell'ambiente, si è reso necessario a causa del notevole
incremento della quantità di rifiuti elettrici ed elettronici
registrato in questi anni e dei relativi rischi che uno scorretto
smaltimento di tali rifiuti potrebbe creare per la salute dei
cittadini e per l'ambiente.
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Sei sono le principali finalità del
provvedimento:
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- prevenire la produzione di rifiuti
provenienti da apparecchiature elettriche ed elettroniche;
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- garantire la realizzazione di un
sistema di raccolta differenziata, recupero e riciclaggio di questi
rifiuti; favorire la progettazione di nuove apparecchiature che
facilitino il riuso, il recupero e lo smaltimento dei rifiuti da
esse prodotte;
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- vietare l'utilizzo di sostanze
pericolose come mercurio, piombo, cadmio, cromo, Pbb ecc;
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- realizzare sistemi di
trattamento, recupero e smaltimento finale di questi rifiuti
finanziati essenzialmente dai produttori delle
apparecchiature;
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- marchiare tutte le apparecchiature
con un simbolo che indichi ai cittadini la necessità della raccolta
differenziata.
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Per garantire il corretto
funzionamento, sia dal punto di vista finanziario che organizzativo,
dei sistemi di gestione e smaltimento dei rifiuti elettrici ed
elettronici, il decreto prevede l'istituzione, presso il Ministero
dell'Ambiente e della Tutela del Territorio, di un Comitato di
vigilanza e di controllo e l'istituzione di un Registro nazionale
dei soggetti obbligati allo smaltimento di questo tipo di rifiuti.
Per chi non ottempera alla disposizione del decreto sono previste
sanzioni "salate" fino a 100.000 euro.
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Fonte:
Ministero dell'ambiente e della tutela del territorio Ufficio Stampa
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